Blog del Collettivo di FISICA, dell'università di Roma "Sapienza"
resistenzfisica | 14 Ottobre, 2008 19:09
Non c’è dubbio, siamo di fronte ad un passaggio epocale nella vita e nella politica di questo paese.
Le politiche reazionarie del Governo stanno mutando profondamente il volto di una società dai sentimenti sempre più razzisti e discriminatori.
I vari decreti sicurezza, ora approvati ed applicati anche dai sindaci sceriffi, altro non sono che politiche alimentatrici di paura e tensione per il controllo degli individui.
Siamo solo all’inizio di una profonda crisi economica e finanziaria che nel tempo non potrà che alimentare ulteriormente paura, divisione, discriminazione e certamente andrà a colpire, come già avviene da tempo, i soggetti più deboli: lavoratori e lavoratrici, precari e precarie, immigrati e giovani.
In questo scenario si inserisce l’attacco definitivo all’istruzione e alla ricerca pubblica italiana. La riforma Gelmini e la Legge 133 del Ministro Brunetta effettuano tagli drastici a scuole ed università e le avviano ad un processo di vera e propria privatizzazione, con la possibilità (che appare più come una costrizione) di trasformazione in Fondazioni di Diritto Privato.
Anche il mondo della ricerca appare minato da questa legge: con il blocco del Turn Over al 20% nei prossimi anni si preclude a tanti giovani laureati la possibilità di intraprendere una carriera accademica e si cancella qualsiasi possibilità di stabilizzazione per migliaia di ricercatori precari.
Non possiamo più attendere. Non ci sono opposizioni parlamentari in cui sperare. Di fronte a questo governo e alla gravità delle politiche attuate non possiamo che ripartire dalle mobilitazioni. Abbiamo un modello da seguire: il movimento francese del 2006 contro il CPE. Un movimento generalizzato a tutte le categorie colpite dalla precarietà, un grande fronte unico che ha visto uniti studenti, precari, lavoratori ed immigrati. Un movimento che per due mesi ha paralizzato un paese con continui scioperi e manifestazioni con milioni di persone. Un movimento che alla fine ha vinto, costringendo il governo a ritirare la legge.
Riteniamo questa l’unica strada da percorrere per fermare il Governo Berlusconi. Per questo pensiamo che un primo, importante momento di mobilitazione e generalizzazione delle lotte sia lo sciopero generale del 17 ottobre indetto dai Sindacati di Base.
L’appello che lanciamo a tutte le scuole e le università che in questi giorni si stanno mobilitando è quello di contribuire alla generalizzazione dello sciopero del 17, con la costruzione di un grande spezzone studentesco nazionale all’interno del corteo che sfilerà a Roma.
Roma, 14/10/08
Studenti della Sapienza in mobilitazione
resistenzfisica | 29 Settembre, 2008 09:48
Si vuole qui dimostrare come chi detiene il potere ha tutto l'interesse di tenerselo e anzi di aumentarlo, piuttosto che rischiare di farselo scivolare tra le mani, appoggiando gli anelli più deboli della catena universitaria e cioè studenti, dottorandi e ricercatori.
Tutto ciò non curandosi della coerenza, dell'onesta e della parola data, in barba a tutte le aspettative di buon senso.
A luglio si sono tenute diverse assemblee dei docenti, ricercatori e personale amministrativo dell'università “Sapienza”, in cui si discuteva dei provvedimenti da attuare riguardo all'oramai famoso dl112 (approvata nella legge 133/2008) e specificatamente ai punti riguardanti università e ricerca.
Il documento che ne è uscito come mozione approvata all'unanimità si conclude con una serie di minacce di sospensioni e di mobilitazione che riporterò testualmente di seguito:
“Pertanto,
l'Assemblea nazionale:
chiede al Governo l'immediato stralcio
di tutte le norme sull'Università contenute nei provvedimenti
governativi;
- chiede al Governo che si inverta la manovra
economica, destinando alle Università nuove risorse economiche anche
al fine di bandire concorsi per giovani, avviando così la soluzione
del grave
problema del precariato;
- invita gli Atenei a
sospendere l'avvio del prossimo anno accademico, informando e
discutendo con gli studenti e con il personale tutto adeguate forme
di mobilitazione;
- invita le Università a non approvare i
propri bilanci preventivi in mancanza delle adeguate risorse
economiche;
- chiede alla CRUI(Conferenza dei Rettori delle
università Italiane), al CUN, al CNAM e al
Consiglio nazionale
degli studenti una presa di posizione forte ed esplicita per
l'apertura di un
confronto inteso a promuovere i veri interessi
della comunità universitaria;
- preannuncia, a partire da
settembre, un calendario di iniziative di mobilitazione nazionali e
locali, per preparare una seconda manifestazione nazionale e
arrivare, se necessario, allo sciopero di tutte
le componenti
universitarie e alla sospensione di ogni attività' didattica;
-
invita tutti i lavoratori e gli studenti delle Universià a
mobilitarsi congiuntamente,nella consapevolezza della gravità della
situazione attuale e delle prospettive future.”
Io c'ero a quell'assemblea, e mi rallegrai di questa apparente radicalità di posizione da parte del corpo decente e dei rettori...che ingenuo...
Infatti tornati dalle vacanze , ci troviamo davanti una metamorfosi incredibile (anche se non totalmente inaspettata). Dalle aule del senato e del CDA(Consiglio Di Amministrazione), dalle voci di corridoio e dai consigli di facoltà, sembrano svanite nel nulla tutte le belle parole e intenzioni espresse solo qualche mese prima!!!
E' sparita la volontà di far ritirare la legge che taglia il 20% dei fondi all'università PUBBLICA (se calcoliamo che ad oggi il 90% dei fondi pubblici vengono utilizzati per pagare il personale dell'università, con un taglio del genere si rischia il collasso finanziario nel 2010...non lo dico io, ma i documenti dei senati accademici del paese!!)
E' sparita la volontà di mobilitarsi affinché l'università rimanga pubblica, d'altronde con l'ingresso dei privati nell'amministrazione dell'università i rettori diventerebbero degli pseudomanager vedendo aumentare sia il loro stipendio che il potere di indirizzare soldi in una specifica area di ricerca piuttosto che in un altra.
E' sparita la volontà di creare percorsi che portino allo sblocco del turn-over al 20% (pare che per il 2009 sia addirittura del 10%-- ogni 10 persone che vanno in pensione se ne può assumere SOLTANTO UNA!!), questo anche non intacca minimamente la loro lobby, visto che riguarda specialmente i giovani come noi.
E' sparita la volontà di lottare contro chi vuole bloccare gli stipendi dei giovani ricercatori o dottorandi, oppure contro la precarietà dilagante, che significa docenze a contratto di 200/300 euro l'anno, significa essere ricattato con contratti annuali ,per ricercatori e dottorandi ,anche per 15 anni di seguito, ed è il docente che decide se resti o vai via.
La conferma si è resa evidente il 23 settembre , quando l'ordine del giorno del primo senato accademico dopo la pausa estiva ,NON prevedeva una discussione sulle azioni da intraprendere per tentare di far ritirare questa legge.
Nella stessa giornata, varie realtà studentesche convocano un sit-in sotto al rettorato, per chiedere un momento di discussione con tutto il corpo dell'università, per chiedere la sospensione dell'inizio dell'anno accademico 2008/09.
Il rettore Guarini (oramai quasi ex-rettore, ed in quanto tale ambiguo nel prendersi le sue responsabilità) ha accettato di fissare questo momento assembleare.
Se non altro abbiamo ottenuto la possibilità di metterli faccia faccia con la loro ipocrisia, per scoprire le carte, per fargli quantomeno ammettere che il loro metamorfismo è inaccettabile.
Ma questo ovviamente non basta.
Dobbiamo essere noi studenti, ricercatori e dottorandi ad avviare un percorso di informazione, sensibilizzazione e di PARTECIPAZIONE che ci permetta di arrivare ad un livello di lotta che costringa la Gelmini ed il governo a ritirare questo ignobile pacchetto di programmazione finanziaria in cinque anni che di fatto distrugge l'università pubblica a favore di un modello di fondazioni private che fa sprofondare il sistema universitario nel mondo del mercato, con tutto quello che ciò comporta.
In linea con tutto questo, il 25 settembre la CRUI ha approvato ALL' UNANIMITA' un documento
che detta le linee guida di intervento alla vigilia del nuovo anno accademico.
Si cerca di ridurre il danno di una legge che lascia solo il deserto dietro di lei.
Noi non pensiamo che la distruzione dell'istruzione pubblica sia inevitabile, non pensiamo di ridurre il danno, vogliamo evitarlo, con tutte le nostre forze!!
Per questo dobbiamo lottare anche contro quei docenti e rettori che hanno interesse soltanto a mantenere la loro posizione di privilegio.
Siamo noi che non abbiamo nulla da perdere
Siamo noi a doverci esporre in prima persona
DIAMOCI DA FARE!!!
resistenzfisica | 29 Settembre, 2008 09:21
LASCIATECI IL TEMPO PER LAUREARCI!!!
Tornati dalle vacanze ci siamo trovati una bella sorpresa... non solo il senato accademico ha deciso di anticipare l'ultima sessione di laurea disponibile prima di ripagare le tasse a febbraio, ma con un colpo di coda davvero scorretto, è stato stabilito che è il 15 gennaio 2009 l'ultima data disponibile.
Tutto ciò si inserisce in un quadro disperato per l'università pubblica, in cui si prospetta in 5 anni un taglio definitivo al fondo pubblico, e contemporaneamente si porge su un piatto d'argento la possibilità di trasformare le università in fondazioni private. Senza contare l'assoluta impossibilità di assumere nuovo personale e stabilizzare l'immenso precariato che ormai è la colonna portante dell'università. E’ con questi soggetti, ricercatori, dottorandi e docenti precari a contratto, che bisogna dialogare e cercare un terreno comune di lotta.
Il senato accademico e il consiglio di amministrazione stanno facendo di tutto per racimolare le briciole lasciate per strada, nel vano tentativo di ridurre il danno enorme perpetrato dal governo. Invece di bloccare tutto e lottare affinché le università non vadano in mano a soggetti che hanno a cuore solo profitto e concorrenza (come per altro avevano detto a parole per tutto lugliom, vedi comunicati di molte università italiane,) scarica sulle spalle degli studenti le difficoltà derivanti dall'ultima legge , facendo ripagare le tasse a tutti gli studenti ignari che pensavano di potersi laureare a febbraio o marzo.
Non possiamo più rimanere a guardare e continuare a considerare chi specula sulle nostre tasche come una parte con cui dialogare!
Dobbiamo smetterla di mettere professori e rettori su un piedistallo, ma entrare in conflitto con loro, ribadendo che sulla pelle degli studenti decidono solo gli studenti.
Molti studenti di fisica ci hanno fatto presente la schifezza che hanno fatto con questo provvedimento, ma nessuno si è esposto in prima persone nella lotta. Questo non è il modo giusto per approcciare qualsivoglia tentativo di cambiare le cose.
Bisogna svegliarsi, partecipare ai percorsi di autogestione e fare pressione nei consigli di facoltà e al senato affinché questo provvedimento schifoso che fa perdere tempo e soldi agli studenti venga ritirato.
Non è la delega l'arma vincente, ma è la lotta in prima persona, con la rabbia e la creatività che ci contraddistingue!!
Speriamo che nei prossimi appuntamenti ci possa essere una partecipazione attiva di molti studenti, sia per la questione lauree che per la ben più ampia e a lungo termine questione del dl 112 (oramai legge 133)
resistenzfisica | 08 Settembre, 2008 16:05
A
Luglio 2008 è stato approvato il decreto legge 112. Non siamo di
fronte a una riforma universitaria, ma a una razionalizzazione delle
risorse economiche di buona parte del settore pubblico italiano,
all'interno della quale scuola e università sono i settori più
colpiti.
Per i prossimi 5 anni sono previste diverse manovre:
1. Il decreto prevede una riduzione del 20 % dell'FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario), ovvero, entro i prossimi 5 anni, lo stato diminuirà i finanziamenti alle università italiane di 1,5 miliardi di euro. In particolare la riduzione prevista per la Sapienza è di 116 milioni di euro.
2. I tagli sono affiancati da una drastica diminuzione del personale tecnico, amministrativo e docente, mediante una progressiva riduzione delle assunzioni: nei prossimi due anni l'università potrà assumere solo 1 persona ogni 5 pensionate (turn over al 20 %), e dal 2012 in poi 1 ogni 2 pensionate (turn over al 50%), il che preclude l'inserimento di giovani laureati e la stabilizzazione dei precari.
3. I tagli graveranno soprattutto sulle spalle degli studenti e dei precari: il senato accademico della Sapienza prevede che nel giro di 5 anni le tasse universitarie TRIPLICHERANNO e gli stipendi dei giovani precari, già bassi, diminuiranno ulteriormente.
4. L'FFO non sarà più in grado di esaurire tutte le spese necessarie al mantenimento delle università pubbliche italiane. Il decreto, quindi, prevede la possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazioni private, il che implica non solo il finanziamento economico da parte di privati, ma anche il loro inserimento nella gestione amministrativa, ovvero segna la fine dell'università pubblica. Le imprese, inserendo nel mondo accademico principi quali il profitto e la concorrenza, perseguiranno solamente i propri interessi, a discapito della ricerca di base e della qualità della didattica.
I progressivi attacchi all'università pubblica, inseriti in un percorso avviato più di 10 anni fa e portato avanti sia dai governi di destra che di sinistra, si concludono con questa riforma che la indirizza verso la completa privatizzazione.
Non c'è più tempo da perdere: il Senato Accademico minaccia di non avviare l'anno accademico: ebbene, se così non sarà fatto, saremo noi a bloccare tutto! Rimanere indifferenti oggi e ricomnciare le lezioni come se nulla fosse significa essere complici della fine dell'università pubblica italiana.
Non possiamo accettare che distruggano l'università.
Mobilitiamoci affinchè questo attacco non venga portato a termine!
Collettivo ResistenzaFisica
resistenzfisica | 18 Marzo, 2007 00:50
Giovedì 8 marzo si è svolto il primo incontro dell’iniziativa di ricerca Scienza & Guerra.
I temi affrontati hanno riguardato i rapporti che intercorrono tra la “comunità scientifica” , la guerra e più in generale i poteri. Si è aperta un’ampia discussione dalla quale sono emerse opinioni varie e a volte divergenti, ma che hanno sottolineato la necessità di continuare a costruire un percorso di indagine e sensibilizzazione dentro e fuori l’Università. Il dibattito infatti, non può esaurirsi negli ambienti accademici ma necessita di essere diffuso nelle diverse sfere sociali, così da divenire patrimonio comune. Sembra dunque restrittivo affrontare la discussione da un punto di vista esclusivamente etico.
Per stimolare la discussione ed allargarne la partecipazione, approfondirla e caricarla di nuovi contenuti, pensiamo sia opportuno organizzare un ciclo di interviste a scienziati, intellettuali e studiosi dell’argomento. Pensiamole insieme!
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